top of page

Santa Maria

del Sasso.

Santa_Maria.jpg

I borghigiani, trovata la chiesuola di Sant’Antonio Abate troppo angusta, anche occupando il porticato, pensarono di costruirne una più grande in alto, sullo spiazzo del promontorio panoramico, vicino al castello, nel punto in cui il sentiero svolta per andare ai Padroni.

 

Ma le pietre che gli operai e le donne portavano di giorno sul posto, il mattino dopo se le trovavano in basso, sotto la roccia. La spola durò mesi e mesi.

 

Non si stancavano i morcotesi di portarle lassù; non cedevano i soldati riportandole in basso, perché il castellano non voleva per ragioni militari e familiari che la Chiesa sorgesse entro le mura di cinta della roccaforte. Finalmente la spola cessò, per un’ordinanza del duca di Milano, qui riprodotta: “Hauemo inteso havite principiata certa capella scontro la nostra Rocha, quale poria con lo tempo far danno assay ad essa rocha.

Però volimo ed ve commandiamo che per quanto havite cara la gratia nostra desistate de fare diete capella et non procediate più inante alla dieta opera, senza nostra licentia” Vegano XXIII februarij 1469. Mareus.”

Ubbidienti i borghigiani costruirono la Chiesa dove si trova ora, vicino ad una cappella votiva, iniziata nel 1319 e dedicata a S. Maria del Sasso, perché secondo la tradizione, nello scavo, a pochi metri di profondità, avevano trovato una Madonnina di pietra, nessuno lo sa…

 

Quella di pietra, che attualmente occupa il già altare di San Giovanni, apparteneva al vecchio altare maggiore, trasportata dopo la costruzione del nuovo altare, sul quale fu posta una nuova Madonna; e la cappella della Madonnina venne occupata, com’è ora, dal grandioso organo settecentesco.
 

Dal 1470 al 1478 venne costruita la nuova Chiesa in stile romanico con due navate laterali. Nel 1581 fu aggiunta la cappella poi intitolata a San Carlo, nome molto caro ai morcotesi.

Nel 1591 con l’aiuto della Confraternita e dell’arch. Checcia, che mandò da Roma, dove si trovava, gli artisti per la decorazione, si costruì la grande cappella del SS. Sacramento.

Dal 1750 al 1758 , con azione coraggiosa, dovendo superare gravi difficoltà tecniche, si costruì con le due sagrestie l’abside, ivi trasportando l’altar maggiore.  I lavori vennero compiuti con l’assistenza del costruttore Zabiano di Cuasso al Monte, dove i Fossati avevano una loro villa.

La Chiesa nella sua configurazione attuale presenta una croce latina, ha tre navate e cinque altari. Vista dal golfo di fronte al paese, s’innalza con cicloscopiche sottocostruzioni ad archi e archetti a sesto acuto, assumendo così un aspetto architettonico solenne e pittoresco.

Si deve alla potente famiglia Fossati la costruzione di questa Chiesa.
La primitiva cappelletta, occupata dall’organo e dalla scala che dà sulla canonica, era opera di Bartolomeo Fossati, dimorante a Firenze;
l’ultima grande impresa, la sopraelevazione della volta della navata centrale, prima a cassettoni, l’abside con il presbiterio e le sagrestie, è dovuta ai due grandi sacerdoti predicatori e professori al Seminario Elvetico di Milano ed al Collegio Gallio di Como, i quali furono Prevosti a Morcote per circa 80 anni, durante il 1700: Giovanni Maria Fossati prima e suo nipote Ambrogio Marcellino Fossati poi, insignito di importanti gradi ecclesiastici.

Questo tempio è onore e gloria del comune. Conserviamo assieme agli altri monumenti, con ogni cura e valorizziamolo, ripristinando le grandiose feste, che i nostri antenati, sino al 1800, tenevano ogni cinque anni durane tre giorni e che terminavano con una solenne processione in paese con trasporto della miracolosa Madonnina.
 

Le più antiche pitture della chiesa sono costituite dalla decorazione di una piccola volta in fondo alla navata laterale di levante. Ogni spicchio della crociera presenta affrescati un medaglione grande con figure a mezzo busto e due piccoli con scene della vita di Gioachino ed Anna e della vita di Maria.

I medaglioni grandi raffigurano Cristo, S.Agostino, S. Tomaso d’Aquino e S. Gerolamo. Secondo il Suida, si tratta della più bella decorazione di volte che rimangono del tardo quattrocento (1480 -1490) in Lombardia.

Sull’intradosso degli archi verso la navata principale sono dipinte S. Caterina da Siena, S. Apolonia, S. Maria Maddalena e S. Agata, eseguite probabilmente da Domenico da Montorfano.

Nell’antico coro, ora occupato dall’organo, i grandi affreschi del primo cinquecento di scuola lombarda, rapresentanti scene della vita di Cristo: a destra l’orazione dell’orto in eccellente stato, a sinistra l’ascesa al Calvario con la data 1513 sullo scudo d’un soldato, e nella parete posteriore la crocefissione, molto sbiadita ma di buona fattura.

Il Suida accosta queste pitture alla pala d’altare in S. Biagio di Ravecchia, dipinta da Domenico detto Sursnico del lago di Lugano.
Nella volta, entro medaglioni, è dipinta la storia dei progenitori in stile leonardesco, forse di Marco d’Oggiono.

Sulla navata di ponente, sopra la porta che mette nel sagrato una lunetta con un affresco pure del primo cinquecento, raffigurante Cristo in riva al lago di Genezaret e la pesca miracolosa. Con dolcezza Gesù guarda la barca dove Pietro tira con forza la rete piena di pesci. I colori sono vivaci, i personaggi sentiti nella loro intima umanità. Lo storico Hartmann attribuisce quest’opera al pittore Bartolomeo Sardi, fuggito da Milano alle persecuzioni del governo di Lautrèc.

I pennacchi della volta a crociera vicino alla suddetta porta racchiudono quattro putti musicanti ed il simbolo dello Spirito Santo. Negli intradossi delle due arcate sono dipinte le
Sibille Frigia, Cumana, Eritrea, Ellespontica e altre due senza nome, pure del primo cinquecento.
“La giovane coronata d’alloro con manto ornato d’ermellino è fra le più graziose dell’arte lombarda” (Suida)

 

Nella volta a crociera a destra dell’arco trionfale appare nel vertice a mezza figura l’Eterno. Sotto lo Spirito Santo, una fascia con iscrizione. Nei quattro pennacchi, la nascita di S. Giovanni Battista, le sue prediche al volgo ed ai savi, il battesimo di Cristo. Nell’archivolto verso la navata principale, le mezze figure dei profeti, incorniciate, e negli interstizi le profezie concernenti il Messia. Un’iscrizione ne indica l’autore: “Jo.Baptista Tarillius de Cureia pins: an: 1595 existente rectore psbro Sebastiano Marcio Comanensi”. Nella navata di sinistra, presso la porta, affreschi del 1595 e del 1614. Altri affreschi della navata sinistra risultano mediocri e sono attribuiti a Lanino Monclavi.

L’altare maggiore, d’un pregevole barocco, risale al 1782 e ha marmi rari, lavorati nelle botteghe di Viggiù. La Madonna con il Bambino sorretta da angeli, che sta sopra il ciborio, è lavoro degli scultori Pellegatta e Marhesi di Bisuschio e venne donata dal Prevosto Fossati. I due quadri, appesi alle pareti del presbiterio, di grande effetto ma di mediocre valore, ritraggono l’Adoziorazione dei Magi e la Presentazione di Gesù Bambino al tempio; vennero donati alla chiesa dal loro autore, pittore G. Fossati, fratello del succitato Prevosto. Nel braccio sinistro, la cappella Checcia con un busto di S.Carlo, con una prospettiva barocca settecentesca d’un Pelli d’Aranno, restaurata nel 1869 da un nostro Restelli. Nel braccio destro, la cappella del Corpus Domini, costruita nel 1611 dalla Societas Sanctissimi Corporis Christi. La sua volta si adorna di rosoni d’un Silva di Morbio Inferiore, allievo a Roma del nostro Raggi.
 

L’altare di marmo bianco è opera moderna dello scultore G. Tiravanti. Nella pala appare Cristo in croce far S. Francesco e S. Antonio a destra, S.Caterina e S.Lucia a sinistra. I tre affreschi alle pareti, scoperti in questi ultimi anni, raffigurano S. Carlo in abito cardinalizio; l’arch. Checcia con i sei figli, a destra dell’altare, e la moglie di lui pure con i sei figli a sinistra. Due altri altari si trovano di fronte alle navate laterali. A destra dell’arco trionfale, l’altare già di S.Giovanni è ora adorno della statua della Madonna col Bambino, di marmo bianco della bottega del Rodari. La decorazione a stucchi è dovuta allo scultore Andreoli. A sinistra, l’altare della Madonna del Rosario, col quadro pennelleggiato da Bartolomo Paleari e racchiuso in una cornice simile a un ricamo, lavoro del fratello Pompeo.


Questo quadro, donato dalla famiglia Paleari alla chiesa, subì restauri nel 1868 da parte del pittore Restelli per grazia ricevuta. In alto, sulla parete è collocato un bassorilievo con Cristo benedicente, su cui è la data 1468. Il fonte battesimale, un tempo al centro della balaustra dell’altare maggiore, si trova ora in una nicchia vicino alla parete di levante, dove il pittore Rusconi nel 1714 dipinse il battesimo di Gesù. Il pavimento di mosaico fu eseguito nel 1878 da morcotesi, che emigravano a Trieste. Ne ebbe la direzione il progettista dello stesso, arch G. Fossati, e venne pagato dalla Signora Petronilla Isella-Manni.
 

I patroni della Parrocchia attraverso i secoli furono successivamente San’Abbondio, San Barnaba, San Carlo e Santa Maria. Il poeta Arnaldo de Moor ammirò dal sagrato di Morcote un tramonto e gli apparve fra i più radiosi delle prealpi lombarde. I riflessi del tramonto, penetrando nella chiesa, animano l’affresco della Pesca miracolosa e ne risulta un altro miracolo. Questa chiesa la conosco da ragazzo. Vidi più tardi a Roma a Firenze a Venezia a Vienna a Parigi molte altre chiese, cattedrali solenni, pagine di storia e d’arte in pietra ed in marmi, poemi di fede ma la parola “chiesa” sempre richiama al mio cuore la chiesa del mio borgo. Dalla finestra a nord della mia casa paterna ne vedo il profilo, la mole massiccia e pesante, sospinta verso il cielo dal campanile. E quante volte e in quale diverso stato d’animo contemplai con accorato amore questa chiesa della mia fanciullezza, familiare come la casa natale, cara come le prime memorie e i primi affetti!

Testo tratto dal libro: “Morcote arte e storia” di Mario e Sergio Caratti
SalvioniEdizioni – 2007

bottom of page