Sant’Antonio Abate

Un po’ di storia
(di Arch. Tita Carloni, architetto)

L’Oratorio di S. Antonio Abate sorge in un punto molto preciso, nella punta estrema dell’Arbostora, all’incontro tra il ramo di Melide e il ramo di Agno del lago Ceresio. Non è improbabile che in quel punto sorgesse già anticamente una struttura, forse una torre, destinata al controllo dei traffici sul lago.

Le murature del locale sottostante all’oratorio sembrano suggerire ipotesi in questo senso. In epoca imprecisata, forse nel XIII secolo, i frati antoniani di Vienne, eressero sopra i resti della antiche strutture un ospedaletto per la cura ed il ricovero degli ammalati, dei pellegrini, forse dei lebbrosi e degli appestati. L’ospedaletto si trovava immediatamente a ridosso della porta occidentale del borgo di Morcote, terminale del percorso che proveniva da Lugano, passando per Figino. L’attuale chiesa era probabilmente l’ospedaletto stesso con una crociera grande d’entrata, due crociere minori laterali con i giacigli degli ammalati e una crociera maggiore con l’altare dove si svolgeva il culto e dove si rivolgeva lo sguardo dei ricoverati.

I monaci antoniani avevano la loro abitazione verosimilmente in spazi superiori, al disopra del voltone a botte sotto il quale passava l’antica strada. L’architettura, con volte a ogiva relativamente basse e capitelli “cubici” è tipica degli ordini monastici di ascendenza francese e di certo stile tra il tardo-romanico ed il gotico assai diffuso nell’alta Lombardia.

Molto probabilmente agli inizi del Cinquecento cessò l’attività “ospedaliera”.
La chiesa divenne tale a tutti gli effetti e ne dà conto il vescovo di Como Ninguarda, che la visitò nel 1591. Nei locali superiori abitava il cappellano.

Nel 1863 l’ala trasversale sopra il voltone fu sopraelevata e vi furono sistemate le scuole. Il tetto dell’oratorio subì modifiche di una certa importanza in relazione con il nuovo intervento. Nel 1941, sotto la direzione dell’architetto Cino Chiesa furono effettuati restauri con intendimenti soprattutto di ripristino degli spazi interni e delle preziose pitture quattrocentesche.

Da queste note si vede come la chiesa di S. Antonio Abate sia una specie di sovrapposizione e di commistione di più momenti architettonici. Essi devono essere ulteriormente analizzati in funzione di un restauro che garantisca una buona conservazione e una chiara lettura di uno dei monumenti più singolari del Cantone Ticino.

Esistono opere e monumenti che assurgono a simbolo di un’intera comunità, diventando parte integrante della sua storia, della sua cultura e del suo vissuto collettivo. Una di queste opere a Morcote è l’antico Oratorio di S. Antonio Abate. Un monumento d’importanza storica e culturale che va ben oltre gli stretti limiti locali o regionali.
Le pitture murali
(di Maura Ponti, restauratrice SUP)

“…Oratorium S. ti Antonii Abbatis, quod est antiquissimum et antiquissime structure quamdam ingerens venerationem clare vetustatis”.

Ancora oggi, come annotava Monsignor Mugiasca durante la sua visita pastorale a Morcote nel 1769, passando sotto la grande volta in pietra ed entrando nell’antica chiesa di S. Antonio Abate, ci si sente avvolti da un sentimento che induce una certa venerazione.

Le pareti interne della chiesa sono quasi interamente decorate su intonaci levigatissimi, tipici della pittura medievale, con schiere di figure, testimoni in passato del passaggio di pellegrini e viaggiatori che transitavano d qui o che sostavano a Morcote qualche tempo, prima di attraversare il lago e riprendere il lungo cammino per i maggiori centri di culto.

I dipinti che si trovano nelle due cappelle laterali sono attribuiti a Lombardus e Cristoforus da Seregno, i quali furono artefici affrescatori di molte chiese in Ticino durante la seconda metà del XV secolo. Una moltitudine di personaggi quali santi protettori e martiri, pellegrini, domenicani e una Crocifissione, sono racchiusi in fasce multicolori che seguono i perimetri delle mura, formando quadrature di diverse forme e grandezze. Attorno al 1880 il Rahn riconosceva S. Francesco che riceve le stimmate, S. Gerardo che cura gli ammalati, S. Sebastiano, le Sante Lucia e Caterina con i simboli che le contraddistinguono, S. Bernardino da Siena, e altri ancora.

Ai loro piedi inginocchiati in segno di gratitudine, i committenti in abiti d’epoca.

Anche le pareti laterali del coro sembrano aver visto all’opera le mani dei pittori Seregnesi: sebbene ancora coperte da strati di scialbatura, s’intravvedono quadrature simili a quelle delle cappelle laterali, di ugual colore e lavorazione.

Il dipinto della parete di fondo del coro, pare di periodo precedente (probabilmente inizi del XV secolo) e non porta firma. L’anonimo pittore risulta influenzato dalla coeva produzione lombarda di miniature che in questo periodo era in pieno sviluppo.

Il dipinto è diviso in due parti. Nella parte inferiore sono istoriati alcuni episodi della vita di S. Antonio Abate: l’attraversata del fiume infestato dai coccodrilli, le preghiere sulle montagne, la visita a S. Paolo eremita e la sua sepoltura, il salvataggio dell’eremita disperso nel deserto….In uno dei riquadri si scorge il maiale, uno dei simboli iconografici che caratterizzano il Santo.
Nella parte superiore del dipinto è raffigurata probabilmente una visione poco nota di S. Antonio, riportata dalla Leggenda Aurea di Jacopo da Varazze. Delle figurine nude sono impigliate in una rete, cercano di raggiungere la cima e liberarsi; gli angeli in cielo le sostengono e le portano in alto sino ad arrivare a Dio Padre.
Le più antiche informazioni sui dipinti di S. Antonio Abate che la storia scritta ci riporta sono dovute ai vescovi, i quali annotavano sui propri taccuini le loro osservazioni e i decreti che, a seguito del Concilio Tridentino, emanavano e dovevano far rispettare dai responsabili delle Parrocchie. Ciò che è noto è che un tempo questi dipinti furono coperti a seguito, appunto dei decreti del Concilio.

Ritornarono alla luce verosimilmente a patire dalla seconda metà del XIX secolo, mostrando tutto il fascino che distingue i dipinti quattrocenteschi, carichi di storia da raccontare e tramandare.

La stampa di questa documentazione è offerta dall’azione “Mattonelle per il restauro” del compianto ceramista Adriano Antonini
Progetto architettonico:    Arch. Tita Carloni, Rovio
Direzione lavori:    Arch. Elena Ricciardo, Grancia
Restauro:    A.T.R. Arte e Tecnica del Restauro, Canobbio
Sopraintendenza:    Ufficio e Commissione cantonale dei beni culturali
Associazione:    Amici dei restauri del complesso monumentale di Morcote
 

 

Le immagini prima del restauro

Foto: Nicola Maspoli – Morcote

Le immagini dopo il restauro

Foto: Roberto Pellegrini – Bellinzona (www.roberto-pellegrini.ch)

Curiosità:
Dal 2009 la nostra associazione organizza in questa Chiesa nel mese di luglio il festival musicale: “Incontri Musicali” (vedi eventi trascorsi).

Adriano Antonini

L’associazione amici dei restauri ricorda con amicizia e grande stima il compianto  Adriano Antonini che quando decise di lasciare il municipio, dopo vent’anni di attività, volle mantenersi vicino al complesso monumentale di Morcote abbracciando la presidenza di questa associazione  per scopi puramente affettivi.
Grazie alle sue capacità artistiche, alla sua competenza ed alla sua voglia di fare, ha saputo seguire da vicino i lavori di restauro della Chiesa di S. Antonio Abate, prima tappa dei lavori al complesso monumentale.
Ne ha curato tutti gli aspetti e dettagli  possibili, collaborando con gli addetti ai lavori l’Architetto Tita Carloni,  i restauratori…. per citarne alcuni… facendo  da trait d’union con il Municipio.
Con l’inaugurazione di questo monumento avvenuta nel giugno 2009 vide realizzarsi un suo sogno: quello di aver riportato la Chiesa di S. Antonio Abate al suo antico splendore.
GRAZIE ADRIANO cercheremo di ricordare i tuoi insegnamenti divulgando e mantenendo quanto di bello si può vedere visitando in nostro paese.

Elena Colombo



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